Archivio per la categoria ‘Kamal 1.7 – Centimetri di legno’

Massimo Majakovskij photographer

Massimo Majakovskij photographer

Autore: Luca Ciofani

– E l’hai presa in Spagna?
– Cosa?
– La maglia, l’hai presa in Spagna no?
Marco la guardò stranito, la scritta era evidentemente in spagnolo – Dove vuoi che l’abbia presa, a Berlino? – stava per rispondere, ma per assurdo non l’aveva comprata in Spagna:
– No, ad un concerto di Tonino Carotone, al Ventiquattro, lo conosci?
Chiara scoppiò in una risata liberatoria, di quelle a cui non puoi resistere anche se non ne capisci il motivo e Marco non aveva bisogno di altro quel giorno.
Lei batteva la mano sul tavolo, la bocca spalancata e le lacrime che le facevano ancora più verdi gli occhi, mentre a Marco iniziavano a far male anche gli addominali che s’era dimenticato di avere.
– Si come no…
Risata compulsiva di Chiara.
– Ci vado spes…
Risata soffocata di Chiara.
– Si, conosco pure i baristi li den…
Chiara, con la guancia attaccata al tavolo della cucina di quello sconosciuto, avvertiva una certa familiarità.
Marco tentò di rimettersi in piedi, aggrappato allo stesso suo tavolo, con gli occhi piantati sul viso di quella sconosciuta.
Il loro guardarsi senza pudore, nella comunione di una risata, aveva già segnato il passo.

Marco tu non lo sai, ma il tuo cervello ha già deciso, senza di te.
Ha valutato in pochi secondi quanto la ragazza ti possa piacere, non puoi opporti, da quel momento ti sei comportato come non avresti voluto e adesso, che le guardi le labbra a qualche centimetro di legno dalla tue, sai bene che potrebbero divorarti, sai che hai poche possibilità di scappare.

E quella decisione, Chiara, di andare a casa di Marco a portargli la rata e di farti aspettare dalla tua amica Rachele, come fosse un cavo di sicurezza grazie a cui saresti riuscita a tornare anche al buio, seguendolo con le mani, non è stata casuale.
In testa avevi solo l’affare della moto, però hai provato amarezza quando ti ha aperto quella splendida rossa e non lui, perché? Volevi scappare lasciandoli in corridoio a discutere, quindi ti sei messa a scrivere il biglietto che resterà lì, incompleto, e che lui leggerà quando sarai andata via, conoscerà la tua scrittura: Tu i biglietti non li scrivi a chiunque e lo sai. Andrai via così tardi che Rachele la troverai addormentata sul tuo telo africano, tutto sporco di cenere, e sarai contenta di non star sola, sorriderai, come Marco, di quel particolare solletico alla pancia.

La ragazza si mise in piedi, tirò giù la maglia dei Motorhead e Marco si accorse che dal lato della guancia, che prima stava sul tavolo, i capelli erano rasati.
Un caffè, la moka era ancora piena di quello della mattina ed almeno su quel punto della convivenza Anna non metteva bocca – La sparata in corridoio se la poteva risparmiare – pensò Marco – è troppo suscettibile, neanche fossi il suo ragazzo.
Marco smontò i pezzi e soffiò dal beccuccio del filtro, il fondo di polvere esaurita gli cadde compatto sulla mano: Il metodo non era dei piu’ igienici ma funzionava alla grande.

– Insomma, Giada come va?
Le chiese.
– Chi è Giada scusa?
– Giada è la moto, non te l’ho detto.
– Siete terribili.
– Chi scusa?
– Voi maschietti, date i nomi alle moto come fossero le vostre ragazze, che però dicono sempre di sì eh! così è facile.
Marco intanto cercava uno di quegli accendini esauriti che diventavano ottimi accendigas, salvo che l’irlandese non li buttasse.
– Dovrei farti la pippa sul rapporto privilegiato che ognuno di noi ha con la propria moto, sul fatto che il serbatoio, quando lo stringi fra le gambe e ti ci sdrai sopra, ha qualcosa di sensuale, ma sicuro questi discorsi li avrai sentiti spesso…
– E invece no, nessuno me ne aveva parlato in questo modo, ma perché me l’hai venduta?
– Considera che è passato un anno e la spalla ancora fa male, te l’ho raccontato il volo no?
– Sì è vero ma non sei nè il primo nè l’ultimo che cade, io due volte nella mia vita, eppure…
– Sì sì, questo è vero, forse non ero un motociclista ma solo uno che aveva la moto, zucchero?
– Cosa?
– Dunque, quanto zucchero ti metto nel caffè?
– Ah, scusa, se c’è di canna uno e un po’, se no amaro.
– Allora amaro, mi dispiace.
Chiara affidò a quella tazzina l’ultima speranza di riprendersi dal joint del pomeriggio.
(Continua…)

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