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Kamal 2.2 – Kino

Pubblicato: 9 agosto 2013 in Kamal
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  •    Ti fa tanto male il labbro?

  • Niente di ché, sta passando

  • Non mi aspettavo una scena del genere, Cristian l’ha capito da facebook che stavamo andando al concerto, è innamorato di me e forse c’ho un pò giocato su sto fatto

  • Si ok, lascia stare, tanto prima o poi lo ribecco

  • No no, basta, e suuuuu

  • Non fare la solita gatta stronzetta

  • Miah… Dai finisci di raccontare!

  • Che impressione ti hanno fatto?

  • Molto fighi, proprio tutti, il Reddis sembra Albert di Candy Candy!

  • Che riflessione profonda, devo dire che lei signorina è un bel soggetto, decisamente!

  • Si, quell’aria sognante, spalle larghe, rassicura molto, è davvero uno buono secondo me, e quello stile Beat generation: Albert! Francesca è la donna che vorrò essere un giorno, una gran tipa, spirituale e sveglia, come dire, consistente, si vede che ha sofferto parecchio, almeno quanto il marito, ma ci sa stare, suo figlio promette bene

  • Musicalmente dici?

  • Anche in altri sensi, mica male…

  • Ma c’ha solo vent’anni

  • E beh?

Marco allora le saltò addosso, le prese i polsi con una mano e con l’altra iniziò a farle solletico

Baastaaaaa! Raccontami di Tony, ti prego!

  • I Kino, li vuoi sentire?

  • Dai dopo, non ti alzare

  • Perché, mo stai bene più tu di me?

  • Oh non ne lasci passare una, sei vendicativo, sto fatto non mi piace

  • Ah no?

  • Ragazzo, non mi fare la guerra, ci rimetti, te lo dico subito!Incenso, l’incenso che viene dall’India, una lampada a forma di lucertola o di gego attaccato sul muro, accesa insieme a quattro candele, e fumo, anche quello dell’erba.

    Le gambe di Chiara sembravano più lunghe, scurite dal mare, il mare che muoveva il soffitto, e La Locomotiva viaggiava nella playlist, la stessa forza della dinamite, la fiaccola dell’anarchia.

    Chiara lo strinse, dal lato opposto del torace, la guancia attaccata alla sua giugulare.

  • Soffocare così, ci starei…

  • Mmmmm, che… ma… che pensi, stai tranquillo

  • I kino, Tony li aveva visti al Leningrado Rock Club , inizio anni ottanta, un viaggio organizzato dal sindacato

  • Ah, aspè…

    La ragazza fece un sorso di Traminer dal baloon e lo passò a Marco

  • No no, è troppo dolce

  • E perchè l’hai portato allora?

  • Perché sicuro ti piaceva

  • Infatti, paraculo

  • Io? E tutta questa scena? E le candeeleee e l’incenso, secondo me pure la musica è quella tipo, quanti ci sono passati, quanti ne hai bruciati?

  • Sei ingiusto, tu non mi conosci, l’ultima storia mi ha dilaniata, , quasi non ricordo più niente di prima… è come se dovessi ricostruirmi, recuperare pezzi, ma lasciamo stare…

  • Scusa… mi dai un sorso?

  • Tié

  • Tony credo che flasciò, un rock club in Russia di quei tempi, certo non ti aspettare il punk occidentale, era un buon rock, di protesta, Tony poi cercò dei contatti, insomma…

  • Aspetta, lui voleva arrivare a Leningrado con quel pulmino? Veramente?

  • Si, così, non voleva fermarsi a Berlino, voleva arrivare in Russia

  • Ahahaha pazzo, stava fuori!

  • E mica poco

  • Ma ci sono arrivati o no?

  • Questo, non lo saprai mai!

  • Tanto lo chiedo al ragazzetto, stai tranquillo

  • Come vuoi, io non te lo dico proprio, ahahahah

  • E io non ti farò dormire mai più!

    Passò Trust me di Janis joplin, poi curr curr guagliò, Mi ami dei cccp, Annarella, Me face male a chepa di Silvestri, Officina Zoè, Pane e coraggio di Fossati, La Canzone del Riformatorio, Police on my Back, kanzone Doce; Poi si fece giorno, poi, si fece giorno e suonò Take a little peace of my Heart dal telefono di Marco. Un ubriaco della notte farneticò qualcosa sotto la finestra di Chiara, del primo piano.

 (continua…)

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